giovedì 3 maggio 2012

Il rifugio dei calzini - il disgelo


Come in ogni rifugio che si rispetti arriva la stagione in cui tutto si rallenta: gli impianti riducono le corse, i clienti preferiscono l'aria aperta e tra le stelle alpine che spuntano, si muovono le marmotte che sognano di zompettar per prati indisturbati.
Nel rifugio dei calzini però, questo rallentamento non è imputabile a voi calzette sempre pronte, lavate, centrifugate ed ora asciugate al sole. No! La causa è tutta del gestore.
Quando inizia ad essere complicato prepararvi la colazione al mattino, la polenta del pomeriggio e la grolla della sera, allora capite che sarebbe meglio fare una pausa. Di riflessione, di organizzazione di idee, di nuove ricette.
Quello che più mi spiace è il non riuscire a far visita ai vostri blog. Magari qualcuno di voi sarà già pronto con paletta e secchiello, qualcuno invece se ne sta lì, pantofolato sulla sedia a dondolo continuando a sfornare post.  Certo mi mancherete, anzi sento già la mancanza e quando il rifugio riaprirà, state certi che mi avrete sempre tra i "piedi", se no che calzino sarei!

Buon post a tutti, calzini.

A prestissimo




lunedì 23 aprile 2012

Il dizionario analogico




Avete mai sentito parlare del dizionario analogico?

Tale dizionario, detto anche dizionario nomenclatore, elenca concetti generali, materie, campi di significato e, per ciascuno di essi, fornisce sequenze e gruppi di termini attinenti.
Se, ad esempio, state scrivendo una storia dove il vostro personaggio è un falegname, vi occorrerà sapere quali strumenti  vengono utilizzati in questo lavoro e quale sia la terminologia corretta.


Guardata la differenza:
 -          se nel tradizionale dizionario della lingua italiana troviamo la seguente definizione:

falegname[comp. di fa(re) ‘lavorare’ e legname; sec. XIV]
s. m. e f.
* Artigiano che lavora il legno | Martello da falegname, con la bocca quadra e la penna biforcuta.
|| falegnamino, dim.                                                 [Lo Zingarelli]

-          nel dizionario analogico troveremo:

falegname,
s. m.:
maestro d'ascia, carpentiere, maestro di legname (arc.), marangone (sett.) □ mortasatore, mortesatore (raro) □ piallatore □ falegnamino □ legnaiolo (disus.), legnaiuolo (lett., disus.) □ modanatore □ ebanista □ intarsiatore □ stipettaio □ restauratore
CARATTERISTICHE esperto, bravo, che è un vero artista
AZIONI segare □ piallare □ cartavetrare, carteggiare □ tamburare
RELATIVO A opere fabbrili (lett.) ● falegnameria □ bottega, laboratorio □ ebanisteria ● strumenti, attrezzi, utensili, armamentario, corredo □ morsa □ barletto □ granchio □ tavola, banco, cantiere (arc.), pancone □ pietica □ cane □ sergente □ strettoio □ boccola □ chiodo, puntina □ viti □ cuneo, cugno (arc.) □ pialla, ghimbarda □ sponderuola □ lima, raspa, scuffina, scoffina □ graffietto, tracciaspessori □ scalpello, scarpello (pop.), pedano (sett.), bedano, sgorbia, scobbia (arc.) □ martello da falegname (con la penna a granchio) □ mazzuolo □ sega □ pinza □ tenaglia □ squadra, calandrino, quartabuono, norma (arc.) □ colla caravella □ modanatrice □ scorniciatrice □ sfogliatrice □ squadratrice ● legno, legname □ compensato □ piallaccio □ pannello tamburato, pannello a tramezzino           [Lo Zingarelli]
 

Come potete notare, quest'utilissimo dizionario analogico vi potrà servire se il vostro protagonista starà piallando il telaio di una portafinestra appoggiata su un banco mentre tiene salda tra le mani una pialla.

Credo che questo dizionario sia utile da tenere tra gli scaffali della libreria magari costruita proprio dopo il lavoro di piallatura del nostro falegname.

Che ne pensate?


lunedì 16 aprile 2012

Melograno: una grana e basta



Il melograno, pianta dai  fiori rosso vivo, e dai succosi frutti che ci regala a inizio autunno ha un difetto di frutti.
Sapete quale?
Provate a pensare come si chiamano i suoi frutti:

a)      Melograni
b)      Meligrani
c)       Melagrani
d)      Melagrane


Molti usano impropriamente la parola melograno ma non è corretto.
Il frutto del melograno si chiama  melagrana o melograna. (La risposta corretta è la d)


Ecco la definizione dello Zanichelli:

MELOGRANO O MELAGRANOs. m. (pl. melogràni o meligràni)
* Albero delle Punicacee con foglie lanceolate opposte, fiori rossi e frutti commestibili, la cui corteccia ha azione vermifuga (Punica granatum). 

mentre

MELAGRANA O MELOGRANA
melagrana o melograna o (raro) melagranata[rifacimento dal lat. malum granatum ‘mela granata’; av. 1320]
s. f. (pl. melagràne o raro melegràne)
* Frutto del melograno, globoso, giallo rossastro, contenente semi rugosi acidulo-dolciastri, racchiusi in compartimenti formati da setti membranosi.


Ma andiamo ad analizzare la formazione del plurale di questo complicato nome melogranoso.


Per evitare complicazioni vi consiglierei di chiamare l’albero MELOGRANO e il frutto MELAGRANA

ALBERO = MELOGRANO sostantivo singolare
 La regola grammaticale del  plurare dei nomi composti prevede che, se i due sostantivi hanno lo stesso genere (nel nostro caso: genere maschile melo + genere maschile grano), normalmente si modifica nel plurale solo il secondo elemento: quindi grano diventa grani

MELOGRANO = plurale MELOGRANI


FRUTTO MELAGRANA sostantivo singolare
Avremo: (sostantivo femminile mela + sostantivo femminile grana) il plurale che modificherà solo il secondo elemento sarà grane

MELAGRANA= plurale MELAGRANE


Il nome “melograno” deriva dal latino MALUM (MELA) E GRANATUM (CON SEMI). La stessa origine è rinoscociuta anche in Inglese”Pomegranate” ed in inglese antico era noto con il nome di “apple of Grenada” Mela di Granada.
Infatti la città spagnola di Granada ha nello stemma il frutto del melograno e in spagnolo granada significa melagrana.




mercoledì 11 aprile 2012

L'importanza di grattarsi



 L’avrete sicuramente notato: stiamo parlando con qualcuno questo inizia a grattarsi in una parte qualsiasi del corpo.

Se il nostro interlocutore non ha la varicella o non è stato punto sul sedere da una pulce circense,  siamo in presenza di un palese segno della comunicazione non verbale.

Per prima cosa andiamo ad analizzare il perché scattano questi micropruriti.

Quando le emozioni ci colpiscono e ci turbano, provocano delle reazioni psicologiche che si traducono in micropruriti.

È evidente, come già detto altre volte, che l’esaminare il singolo prurito porta a conclusioni errate: occorre sempre analizzare il contesto in cui si svolge l’azione.

Prurito al petto
Se, mentre stiamo parlando, la nostra mano  placa quella parte del corpo che pizzica, significa che ciò che stiamo dicendo è in contraddizione con ciò che veramente pensiamo.
Quante volte, voi bugiardi pentiti, avete chiesto a qualcuno di fermarsi a cena, come da galateo, ma in realtà non lo volevate assolutamente? Provate a pensarci: in quell’occasione, quasi sicuramente il petto vi pizzicava.

Prurito al viso
Se al contrario, è proprio la persona con la quale state dialogando che sta dicendo qualcosa per cui voi non siete d’accordo, anche in questo caso possiamo grattarci: ci sfreghiamo il naso, in punta, all’altezza delle narici, la fronte, il mento. Ognuno di questi gesti  è l’espressione del fatto che proviamo fastidio, siamo irritati da quanto stiamo ascoltando.

Prurito alla nuca
Segno diverso è il grattarsi la nuca o l’angolo dell’occhio: in questo caso esprimiamo uno stato di confusione o di tensione.

Prurito alle gambe e agli avambracci
Altro esempio in cui ci imbattiamo spesso, capita quando stiamo dialogando in piedi e, a un tratto, avvertiamo un formicolio sulla parte posteriore delle gambe.; non abbandoniamo il nostro interlocutore per gentilezza ma nel nostro corpo accade che il cervello registra un aumento della circolazione sanguigna proprio all’altezza delle gambe come per stimolare una camminata, e cioè la voglia di andarsene.
Caso analogo quando avvertiamo il formicolio negli avambracci.

Prurito alla clavicola
Diversi i pruriti nella clavicola. Gli interlocutori che si grattano la clavicola sentono che avete bisogno di aiuto, forse perché inconsapevolmente l’avete fatto intendere.

Prurito nell'arco di Cupido
Se il prurito si avverte nell’arco di Cupido, appena sopra al labbro superiore e appena sotto le narici, significa che stato provando un desiderio sessuale che però è represso.

In conclusione: i pruriti sono segnali che esprimono il desiderio di andarsene e una contraddizione tra ciò che diciamo e ciò che pensiamo o per quello che ascoltiamo, eccezione fatta per la zona della clavicola e della nuca.


Non so voi, ma dopo aver parlato di tutti questi pruriti sento il bisogno di grattarmi!

lunedì 2 aprile 2012

La volpe e l'uva


C'era una volta una volpe molto furba.
Al suo apparire tutti gli animali del bosco fuggivano,
sapendo quanto fosse crudele e insaziabile,
tanto che alla fine si ritrovò senza più niente da mangiare.
Affamata, la volpe giunse in un vigneto.
Passò di fianco a dei tralci di vite da cui pendevano
grossi grappoli d'uva matura,
che parevano dolci e succosi.
"Uva? Con la fame che ho, meglio che niente..."
si disse la volpe.
Così si alzò sulle zampe posteriori e saltò
con agilità per afferrare un po' d'uva,
ma non riuscì a raggiungerla.
Allora si allontanò per prendere la rincorsa e provò ancora,
con tutte le sue forze.
Riprovò più e più volte, con ostinazione ma senza alcun successo:
i grappoli d'uva sembravano sempre più lontani.
"Cra! Cra! Cra!" rideva dall'alto di un ramo una cornacchia,
prendendosi gioco di lei.
" Quest'uva è troppo acerba!
Poco importa se non riesco ad afferrarla...
ritornerò quando sarà matura!"
Concluse ad alta voce la volpe,
gonfiando il petto per darsi un contegno,
nonostante la delusione patita e la pancia vuota. 

Se già conoscevate questa antica fiaba di Esopo allora vi ricorderete anche della morale:

è facile disprezzare quello che non si può ottenere.

Da questa favola da cui nasce anche il proverbio: fare come la volpe con l’uva, è bene tener presente come spesso chi, sconfitto in una gara, si comporta come se poco gli importasse, come se non avesse mai desiderato la vittoria.

È giusto che la sconfitta ci faccia così male da doverci comportare come degli ipocriti, disprezzando magari ciò che avremmo potuto ottenere?

Non credo sia un buon insegnamento e nemmeno una buona norma di comportamento.

Siamo sempre in gara, e non mi riferisco ai premi letterari a cui partecipiamo, ma alle basilari regole della vita quotidiana. Siamo in competizione sempre. 
Sarebbe così dignitoso da parte nostra poter accettare la sconfitta!
Forse è questo che fa grande un uomo.


A voi la parola, calzini…


lunedì 26 marzo 2012

La parola al posto giusto: "L'invidia"



 In un precedente post ho espresso la mia opinione sull’importanza del significato della parola di uso comune al fine di trovare la giusta collocazione della stessa in un frase e creare, quindi, la giusta armonia del contesto.

Oggi voglio parlare dell’invidia.

Secondo voi quanti significati può avere la parola invidia?

Eccovi accontentati:

1 Sentimento di rancore e di astio per la fortuna, la felicità o le qualità altrui: rodersi d'invidia; essere roso dall'invidia; privata invidia ed interesse infetta / Italia mia (CAMPANELLA) | Portare invidia a qlcu., sentire invidia per qlcu., invidiarlo | Crepare, morire d'invidia, provarne moltissima | Nella teologia cattolica, uno dei sette vizi capitali. SIN. Bile, livore.
2Odio | †Invidia amorosa, gelosia.

3 Senso di ammirazione per i beni o le qualità altrui, unito al desiderio di possederne in egual misura: ha una salute che fa invidia; un bambino così bello che suscita invidia | Essere degno d'invidia, invidiabile, molto felice o fortunato.                                                 [Lo Zingarelli]

Se non trovate nulla di strano vi segnalo la terza definizione:

 SENSO DI AMMIRAZIONE PER I BENI O LE QUALITÀ ALTRUI.

Personalmente non avevo mai pensato  all’invidia come ad un'atto positivo di ammirazione ma sempre come un sentimento negativo. 
Questa accezione non va sottovalutata se il personaggio che descriviamo agirà spinto da rancore  attribuendogli però un carattere bonario.

Vediamo le sfumature: 
 
invidia - gelosia - rivalità Il sentimento di astio che nasce nel vedere il bene, la felicità o il successo altrui si chiama invidia: spesso si accompagna al desiderio che la persona che ne è oggetto perda tali fortune. Un sentimento molto prossimo all'invidia è la gelosia, che comporta un risentimento verso chi ha dei vantaggi o degli affetti che si vorrebbero per sé. L'invidia, in quanto sentimento nutrito da una persona che si ritiene in stato di inferiorità, può tramutarsi in rivalità, ossia in un atteggiamento di competizione e di emulazione.

A voi le conclusioni...



lunedì 19 marzo 2012

PageRank




Sapete cos’è il PageRank?

Nemmeno ne conoscevo l’esistenza fino a quando, un giorno d’autunno, ho appreso la notizia dal blog di Ferruccio Gianola.

In pratica il genio di Google attribuisce ad ogni pagina web, conosciuta dal motore di ricerca, un valore numerico il PageRank da 1 a 10. Più il PageRank è alto e più sarà alta la posizione della nostra pagina web nelle ricerche di Google

Ma come fa Google ad attribuire il numero di PageRank e a valutare come una pagina viene considerata popolare?

Detto in parole povere: grazie ad un algoritmo che tiene conto delle visite che arrivano da altri siti e alla popolarità dell’argomento trattato.

Sono ormai tre mesi che ho inserito il PageRank nel rifugio e da qualche giorno sono passata alla posizione PageRank 2.

Se qualcuno fosse interessato ad inserirlo nel suo blog qui c’è il link per ottenerlo. 

Quindi, grazie per le vostre visite al rifugio: oggi offro da bere a tutti!!!