lunedì 14 novembre 2011

Comunicazione non verbale e scritta

Oggi è venuta a trovarci al rifugio Romina Tamerici e questo è il suo post



La comunicazione non verbale (CNV) è spesso intesa banalmente come tutto ciò che nella comunicazione non è espresso con parole. Conoscere meglio, però, le varie caratteristiche della comunicazione non verbale può aiutare molto uno scrittore nella produzione di testi convincenti e realistici.

Le caratteristiche della CNV
   Spesso, in maniera molto riduttiva, si considera CNV solo il linguaggio del corpo, ma in realtà moltissimi elementi concorrono a creare un messaggio non verbale. Alcune caratteristiche riguardano il modo in cui una frase viene pronunciata (es. tono, velocità, pause) e sono dunque strettamente collegate alla comunicazione verbale ma, allo stesso tempo, possono enfatizzare o contraddirne il significato (come avviene per esempio in frasi sarcastiche o ironiche, dove è il tono a farci capire che il significato del messaggio è esattamente il contrario di ciò che viene espresso con le parole). Accanto a queste caratteristiche vocali non linguistiche della CNV ci sono anche caratteristiche relative ad aspetti cinetici come la mimica facciale, i gesti, la postura e la prossemica (distanza spaziale tra due persone che comunicano).

Non si può non comunicare
   Lo so, vi starete chiedendo cosa c’entra tutto questo con la scrittura. In realtà, è davvero molto importante conoscere gli elementi essenziali della CNV per scrivere, soprattutto nei dialoghi o nelle situazioni più cariche di emotività. Tutti i saggi sulla scrittura puntano sempre molto sul fatto che è importante mostrare le cose e non semplicemente dirle. Bene, ma come farlo? Come mostrare senza dire? La risposta è semplice: con la comunicazione non verbale! Come nella vita reale, anche quando non diciamo nulla comunichiamo, perché come disse Watzlawick: Non si può non comunicare.

Un esempio pratico
   Cercherò di spiegarvi meglio questo concetto, con un esempio.
Immaginatevi una scena di un folle litigio tra marito e moglie, di quelli in cui volano piatti e insulti. Ve lo immaginate il marito, in quel momento di grande tensione dire alla moglie: «Mi hai fatto proprio arrabbiare». No?! Infatti non lo direbbe mai. Vediamo come sfruttare la comunicazione non verbale con questo esempio.
Nel suo sguardo non sembrava più esserci traccia dell’amore che vi brillava un tempo. Continuava a gridarle contro, avvicinandosi spesso a pochi centimetri dal suo volto, trattenendo a stento la sua volontà di spingerla a terra. Una grossa vena sulle tempie gli pulsava con impeto a ritmo con quella sul collo, fortunatamente nascosta dal colletto della camicia. Gli sembrava che il rumore del battito del suo cuore non potesse venir nascosto nemmeno dalle sue grida, mentre il suo volto si tingeva di vermiglio. Quell’amore era finito e lui stava lì, in piedi, gesticolando con rabbia quasi per trattenere quella donna ormai sconosciuta e, allo stesso tempo, per cacciarla via.
Ok, magari ho un po’ esagerato, però, in queste righe potete notare moltissimi elementi della CNV che vi ho elencato sopra. Si capisce che il marito è arrabbiato? Rende l’idea della furia e del furore? Mi pare di sì, poi, ovviamente, dovrebbe essere contestualizzato nel testo e nella storia.


Conclusione
   Se inserirete nei vostri testi anche solo alcuni elementi della CNV, renderete i vostri personaggi più reali e vitali. Un buon modo per capire come scrivere queste scene è osservare le persone quando possibile, vedere i loro gesti, il loro modo di porsi nello spazio, i toni usati, la mimica… insomma, osservate e imparate a cogliere questi dettagli che parlano senza parole, poi, fatene tesoro!

Romina Tamerici  autrice di "Voliamo Insieme con la Fantasia" e "La mia amica Clorinda", scrive poesie, racconti , favole per bambini e brevi romanzi. Alcune sue poesie sono state inserite in antologie di premi letterari nazionali.
Frequenta il secondo anno del corso di laurea di Scienze della Formazione Primaria e ama fare animazioni creative per bambini. Da luglio ha aperto anche un blog per parlare dei suoi libri e di scrittura in generale:
http://tamerici-romina.blogspot.com


15 commenti:

  1. Ciao Romina,

    ho molto apprezzato il tuo articolo.
    Osservare i gesti e gli atteggiamenti altrui è un modo sia per conoscere che ci sta davanti sia per farne tesoro per i nostri racconti.
    Brava!

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  2. Ciao Lisa,
    grazie mille a te per avermi ospitata! Devo dire che al tuo rifugio si sta proprio bene!

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  3. Io ho sempre chiamato la CNV il "non detto" e continuerò così perché le sigle mi mettono a disagio. Complimenti a Romina che ha toccato uno degli aspetti più importanti che permettono di trasformare alcuni ammassi di testo in un'opera compiuta. Aggiungerei a questi "non detti" quello che (sempre io) chiamo "microcosmo", cioè l'universo dei dettagli posti sotto la superficie delle apparenze.
    Fosse così facile scrivere ...
    ah scusate sono io iricosan

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  4. @Iricosan: Molti, come te, chiamano la CNV "non detto"... io preferisco non farlo, solo perché questo porta a escludere molte componenti della comunicazione non verbale che sono comunque relative alle parole (come per es. l'intonazione, il volume, ...). Comunque posso capire il tuo disagio di fronte alle sigle, che hanno sempre quell'alone di tecnicismo che spesso spaventa e sovente annoia. Trovo molto interessante la questione da te sollevata del "microcosmo": è un bellissimo spunto su cui riflettere, perché è una di quelle cose così trascurate e così vitali che uno scrittore non può non preoccuparsene... Grazie per il commento!

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  5. Articolo molto interessante. la descrizione un personaggio passa in gran parte - nella pagina scritta - dall'osservazione della sua CNV. Niente riesce meglio a fissare un personaggio nella mente di un lettore: poche parole che riguardano un particolare dell'abbigliamento, della voce, della camminata, della postura rendono certi personaggi indimenticabili (il cappello di Holmes, il "Montalbano sono..." e mille altri) Certo bisogna "saper scrivere" e non sempre è facile (come dice Iricosan)
    Silvana

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  6. @Silvana: In effetti, l'importanza della CNV nella scrittura è una cosa spesso ovvia, ma, dato che è anche faticoso fare attenzione a certi dettagli, si finisce spesso con il trascurarne la potenzialità espressiva. Affermato il principio "teorico" non resta che scrivere, scrivere e scrivere ancora perché solo così si può migliorare.

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  7. I dettagli fanno la differenza, non solo nella scrittura. Se non si colgono i dettagli dell'esistenza si scivola sulla superficie delle cose, degli esseri... Viviamo ma non viviamo.

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  8. @Ivano: Quello che dici è proprio vero: troppe volte si dimenticano i dettagli eppure sono quelli che danno colore alla vita e rendono ogni momento diverso dagli altri. Ci sono cose che sfuggono e passano inosservate e invece potrebbero regalarci piccoli istanti di felicità o conforto... dovremmo fare tutti più attenzione! Non tutti però sono portati per i dettagli, in parte è anche una questione di stili cognitivi... chi ha uno stile analitico (come me) tende ad avere una grande attenzione per i dettagli e a comprenderli a uno a uno prima di creare una visione d'insieme; chi invece ha uno stile globale tende a vedere prima l'insieme a livello generico e solo poi i dettagli... in ogni caso solo uno sguardo attento può rivelarci le meraviglie della vita!

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  9. Interessante, è il "mostra, non raccontare, ma visto sotto una luce diversa. Chiarisce meglio il concetto.

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  10. @Daniele: Hai colto proprio l'idea di fondo! Sono felice che ti sia sembrato interessante!

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  11. Molto interessante. Io cerco di limitarlo a dialoghi brevi o come introduzione a una scena, oppure come una parolina buttata lì ogni tanto, perché ho sempre il terrore di perdere scorrevolezza nei dialoghi.
    Certo, se si omette la descrizione della CNV si hanno tre possibili scenari:
    1 - il lettore non coglie il tono della situazione
    2 - il lettore si inventa tono ed espressioni errate, fraintendendo tutto il discorso e probabilmente trovando orribile il testo
    3 - il lettore si inventa circa gli stessi toni e le stesse espressioni che l'autore aveva immaginato
    E quando i primi due sono il risultato di una descrizione incompleta della CNV, va molto male...

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  12. @Federico Lasagni: Come in ogni cosa la virtù sta nel mezzo: descrizioni troppo lunghe della CNV annoiano e rallentano il testo, ma se sono inesistenti, il lettore si accorgere che manca qualcosa! I primi due casi di cui tu parli portano spesso a una lontananza emotiva da scrittore e lettore e, se non c'è empatia, non c'è comprensione e, se non c'è comprensione, non c'è emozione. Il terzo caso è fortuito, ma non si può lasciare tutto al caso! Grazie mille per il commento!

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  13. non so perchè, quando mi è capitato di litigare e far volare i piatti ... io prima, ho sempre perso un sacco di tempo a cercare di lanciare, senza fare né danni né troppo rumore, i piatti già crepati. Un uomo, anche quando litiga, mantiene sempre una certa componente razionale.

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  14. @Mariolino: Ah! AH! Tu sei un grande!!! Contieni i danni e litighi razionalmente. Se dovessi litigare con te mi scapperebbe da ridere.

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  15. @Mariolino: Se è per questo, io non sarei in grado di lanciare nemmeno un piatto crepato... difficilmente mi arrabbio fino a tali livelli e poi, sì, la razionalità non ci abbandona mai del tutto, così come la follia. Il tuo post però potrebbe portare a una bella scena tragi-comica... eh, sì. Lui alza il braccio per lanciare un piatto e lei gli dice: "No, non la porcellana del servizio buono!" e lui: "Hai ragione" e poi le lancia un vaso comprato al mercato per 2,90€... Ah, ah, ah... Bisognerebbe lavorare un po' sul tema e sfruttare la CNV, ovviamente!

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