lunedì 7 novembre 2011

Hemingway un viaggio tra scrittura e ossessione

Buonasera calzini e calzette del blog,

indovinate chi è il tipo nella foto?

Promotore ufficiale del taccuino nero Moleskine, Premio Pulitzer e Premio Nobel della letteratura nel 1954, scrittore di fama mondiale che ha affascinato Cesare Pavese, autore del celebre romanzo "Il vecchio e il mare" dal quale è stato tratto l'omonimo film con protagonista Spencer Tracy......
calzini e calzette è qui con noi......
Eeeeeeeeernest Hemingway!

La foto che lo ritrae non è stata messa a caso. La rivista Life aveva pubblicato in un numero unico  "Il vecchio e il mare".
I suoi racconti dicono molto di lui: lo stile narrativo di Hemingway si differenzia nella storia della letteratura per le sue formidabili descrizioni.
La sua scrittura, pur molto lineare e asciutta, descrive minuziosamente dettagli e particolari di una realtà, di un paesaggio, di immagini statiche che si trasformano in movimento.

Riporto un esempio tratto da "Il vecchio e il mare":

Il vecchio era magro e scarno e aveva rughe profonde alla nuca. Sulle guance aveva le chiazze del cancro della pelle, provocato dai riflessi del sole sul mare tropicale. Le chiazze scendevano lungo i due lati del viso e le mani avevano cicatrici profonde che gli erano venute trattenendo con le lenze i pesci pesanti. 

Come vedete l'inizio è minuziosamente dettagliato per poi giungere a  le mani avevano cicatrici profonde che gli erano venute trattenendo con le lenze i pesci pesanti, dove la descrizione si trasforma in movimento.

Un'altro aspetto che caratterizza questo affascinante scrittore è il tema ricorrente che scaturisce dalla sua ossessione per la morte.
La morte è quasi sempre protagonista delle sue storie. È il mare che insidia il vecchio pescatore cubano, è la politica che porta la guerra, è ciò che insidiava i cacciatori dei suoi racconti.

Hemingway scacciava la sua ossessione con la  passione per la corrida.
L'arena che simboleggia la lotta tra la vita e la morte, diventava per lui un rituale che poteva essere vissuto ed allo stesso tempo scongiurato.
Questo rituale lo accompagnò per anni fino a quando la sua depressione lo condusse al suicidio.

È così che è finita la vita di Ernest Hemingway.
In silenzio. Un silenzio rotto dal rumore di uno sparo. Un talento spento dal colpo di una pallottola.
Era così ossessionato dalla morte da volerla incontrare?
E come lui tanti altri talenti hanno scelto la stessa via di fuga.
Jeff Buckley tra le acque del Mississipi
Vincent van Gogh un colpo di rivoltella al petto
Forse anche Marilyn Monroe, Elvis Presley, Jim Morrison, Michael Jackson, Amy Winehouse

Il suicidio di un talento è un po' come vedere un'opera d'arte distrutta da un vandalo.

Ogni vita è importante anche senza talento, ma che sia proprio il successo di un talento a condurre al suicidio?


17 commenti:

  1. Bello questo articolo! Ho letto "Il vecchio e il mare" anni fa, ma devo dire che le descrizioni mi sono rimaste dentro per la loro precisione. In effetti, quel libro è quasi interamente una descrizione, con pochissime azioni.

    Su una sola cosa non sono d'accordo "ogni vita è importante anche senza talento"... secondo me, tutti hanno un talento, tutti hanno una via da seguire. Non credo sia il talento a spingere al suicidio... è un'angoscia interiore che spesso può essere di grande ispirazione, ma che, se non incanalata in una forza positiva, ha esiti nefasti... non è il talento a causare angoscia, anche se a volte è l'angoscia a creare ispirazione... Un esempio su tutti: Primo Levi!

    Belli questi post che riflettono sugli autori!!!

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  2. Cara calzetta-capo
    E' un tema molto interessante. In effetti un grande talento si accompagna spesso a una vita tormentata e tormentosa. E' accaduto troppe volte per essere casuale, un collegamento è molto probabile
    Non sempre a un grande genio corrisponde un grande UOMO.

    Per quanto riguarda Hemingway, appunto per la sua insana passione per la corrida, parto colpevolmente prevenuta .
    Gli ultini citati sono stati oltre che artisti talentuosi anche prodotti di "largo consumo" (ormai è difficile distinguere) e credo che si siano "persi" in buona parte per la grande fama raggiunta e la facilità con cui si perdonava loro
    ogni strvaganza o eccesso (vero o imposto dal personaggio che si erano creati)Silvana

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  3. Come sospettavo, i contenuti di questo rifugio sono diventati troppo complessi ed elevati per la mia formazione agreste.
    Un contributo voglio darlo comunque: se non riesco a capire un contenuto, molto probabilmente si tratta di qualcosa di intelligente.
    brave!
    iricosan

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  4. @CALZINI: sono contenta che vi sia piaciuto il post. È frutto di uno studio approfondito.

    @Romina: È vero, il modo in cui descrive Hemingway è minuzioso e impeccabile.

    Sul discorso del talento, sono la prima a pensare che ogni persona ne abbia e mi batto affinché ognuno lo esprima.
    Il talento a cui ho fatto riferimento nel post è l'espressione di un talento di fama e di successo, quello stesso talento che si confronta con una società che un giorno lo mitizza e l'altro lo ridicolizza.
    Forse è questo il genere di talento che crea angoscia.

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  5. @Silvana: mi piace l'idea degli artisti di successo visti come "prodotti di largo consumo", perché in fondo è questo che il business crea: prodotti a cui tutto è concesso purché se ne parli.
    È a quel punto che l'artista perde la vera essenza dell'essere umano e di conseguenza si sentirà fragile.

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  6. @iricosan: Solo dal modo in cui hai risposto si capisce che sei intelligente.
    Ma era una citazione di qualche personaggio famoso? Mi ricorda qualcosa.

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  7. @Lisa: Talento e fama sono due cose diverse che spesso non si fanno neanche troppa compagnia, purtroppo o per fortuna... basta pensare alla gran parte degli autori famosi del nostro secolo...

    P.S. Ti ho inviato una mail su Levi!

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  8. @Romina: diciamo per fortuna, gli autori famosi del nostro secolo sono uno dei pochi rari e veri talenti rimasti.

    Ho letto la e-mail grazie.

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  9. sono un cultore di Hemingway... la sera prima di suicidarsi cantava "Tutti mi chiamano bionda"
    mi piace la sua narrativa e anche il suo codice etico così stoico e tragico.
    mi spiace ma credo proprio che il successo allontani immancabilmente la gente comune per invidia o qualcosa d'altro.
    Per conto siamo sempre degli sfigati e il successo è credibile soltanto se sei intontito e circondato dalla folla.
    Bisogna essere lucidi e umili sempre e allora le cose possono funzionare, ma se ti trovi cento persone sulla porta ogni mattina mica è facile esserlo. Non giudico un suicida senza aver vissuto la sua vita di talento o meno.
    E non tutti hanno talento, per conto mio Romina. Lo si sente addosso il talento, è un demone e se ce l'hai sei fottuto, perché sai che sei diverso dagli altri :-(

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  10. @Ferruccio Gianola: Anche secondo me, il talento può fare del male al suo possessore: lo corrode, lo estrania, lo ferisce e lo schiavizza... non capita sempre, ma capita abbastanza spesso. Tuttavia, resto della mia opinione: tutti hanno un talento in qualcosa, tutti sono nati per esprimere le proprie doti in un campo e per farlo con passione... che poi tanti non seguano minimamente il proprio talento per mancanza di coraggio o di costanza è un altro paio di maniche. Forse, tu ti riferivi alla letteratura? In quel caso sono d'accordo: tutti possono imparare a scrivere bene, ma il talento è qualcosa di diverso...

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  11. @ Romina: per conto mio riveste c'è un discorso filosofico a monte. La nostra società deve dare spazio a tutti ed è giusto sostenere che tutti abbiano la possibilità per farlo. ma non ci credo molto.
    Ci sono persone che sperperano il loro talento e glielo vedi appiccicato addosso in ogni istante che respirano e non parlo di letteratura:-)

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  12. @Romina: Una persona talentuosa è una persona dotata di ingegno, capacità e genialità. Condivido con te sul fatto che ogni persona abbia un talento che può essere espresso in vari modi e non solo nell'arte, nella musica o nella letteratura. Si può avere talento in cucina o anche nel fare risplendere un pavimento come se fosse appena posato.

    Il problema è che quando si ha talento da vendere, si ha voglia di gridarlo al mondo, perché si ha sete di notorietà e la notorietà ha le sue conseguenze.
    Certo se Hemingway avesse tenuto i suoi scritti nel cassetto non avremmo potuto beneficiare del piacere di leggere le sue opere.

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  13. @Ferruccio: il fatto che Hemingway cantasse "Tutti mi chiamano bionda" la sera prima di suicidarsi dipinge un quadro di profonda tristezza dove le sue grandi doti hanno ceduto il posto alla follia.

    Non credo che il talento sia un demone.
    Il vero demone è il successo che porta ad allontanarsi da se stessi.
    In fondo chi ha tanto successo si sente un dio.

    Concordo con te sul fatto che chi riesce a rimanere umile e lucido sia l'espressione di un vero talento e se si trovasse davanti alla porta una folla di persone dovrà imparare a sentirsi uguale a loro.

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  14. @Ferruccio: Forse hai ragione... a volte tendo a parlare di un mondo perfetto, ma sfortunatamente troppo utopico... mi viene allora da chiederti: come fai a notare così rapidamente se una pesona ha talento? Non importa, io continuerò a cercare di far sempre il possibile perché chiunque possa realizzarsi, lo farò con l'umiltà delle mie limitatissime forze, perché non ci si può lamentare aspettando un mondo migliore: bisogna crederci e fare quel poco che è in nostro potere...

    @Lisa: Il talento è sicuramente un dono, mentre per il successo ho qualche dubbio... credo generi troppa pressione e possa fare più male che bene a chi l'ha raggiunto. Il segreto sta tutto nella moderazione: non è detto che il successo debba per forza dare alla testa!

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  15. Ciao Lisa! grazie di esserti unita al mio blog!hai un blog interessante! Ho visto che hai pubblicato un libro,beata te!l titolo sembra molto interessante! Grazie ancora per essere tra i miei lettori!passa da me quando vuoi, io ripasserò qui volentieri!
    A presto..Sibilla

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  16. @Sibilla: ciao Sibilla e benvenuta.
    Grazie a te per essere passata dal rifugio.
    Verrò a trovarti spesso.

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