lunedì 5 dicembre 2011

I tre moschettieri di Dumas - Traduzioni a confronto

Athos, Porthos, Aramis e D'artagnan.
E chi non li conosce?
Sono i protagonisti del celebre romanzo di Alxandre Dumas scritto nel 1844.

Se per caso vi venisse voglia di acquistare il romanzo, avete mai considerato l'importanza del ruolo del traduttore?

Proviamo a mettere a confronto due differenti traduzioni del primo paragrafo del libro.

Il primo lunedì d'aprile del 1625 nella città di Meung (dove nacque l'autore del Roman de la rose), sembrava che fosse scoppiata una violenta rivoluzione come se stessero arrivando gli ugonotti per una seconda La Rochelle. Molti cittadini, vedendo le donne precipitarsi verso la strada principale e sentendo i bambini gridare sulle porte di casa, corsero ad armarsi, e, resi più sicuri dal loro moschetto o dalla loro alabarda, si diressero verso l'osteria del Franc Meunier dove stava ammassandosi, di minuto in minuto più fitta, una folla vociante e curiosa.      
[Traduzione di Maria Bellonci]

Il primo lunedì del mese di aprile del 1625, il borgo di Meung, dove nacque l'autore del Roman de la Rose, sembrava in preda a una grande agitazione, come se gli ugonotti fossero venuti a tentare una seconda Rochelle. Molti abitanti, vedendo le donne correre lungo la strada maestra, e sentendo i fanciulli strillare sulle porte, si affrettavano a indossare la corazza e, rafforzando il loro coraggio piuttosto incerto per mezzo di un moschetto o di un'alabarda, si dirigevano verso la locanda del Franc-Meunier, davanti alla quale si accalcava, e andava man mano ingrossando, un gruppo compatto, rumoroso e pieno di curiosità.
[Traduzione di Giuseppe Belli Martino]

Un lettore attento sa che usare la parola città al posto di borgo imprime un'immagine differente nella sua mente. Se la storia è ambientata nel '600 il borgo, così come gli abitanti al posto di cittadini, si rifà maggiormente all'immagine di quell'ambiente bucolico che grazie al cinema abbiamo già impresso nella mente.

Altra differenza sostanziale: se nella prima traduzione i cittadini corsero ad armarsi, nella seconda, gli abitanti si affrettarono ad indossare la corazza. Quindi mentre nel primo caso viene espressamente indicata l'azione di armarsi, nel secondo il fatto di indossare la corazza lascia intendere al lettore l'azione di armarsi. Primo caso si esprime secondo caso si lascia intendere.

Per le altre differenze lascio a voi l'interpretazione.

Certo non è che in una traduzione si armano per giocare a bocce e nell'altra per fare il caglio! Il significato è lo stesso ma è il modo di esprimerlo che imprime alla seconda traduzione un tono più fiabesco.

Avete compreso quanto sia importante il ruolo del traduttore?

Il consiglio che posso darvi è che, ogni qual volta vogliate comprare un testo tradotto, sarebbe opportuno prendere dallo scaffale della libreria diverse traduzioni e provare a confrontare le prime righe del testo per capire quali sarebbero secondo voi le più fedeli all'originale.

Non ditemi che siete così bravi da saper leggerlo l'originale?

26 commenti:

  1. Sai, non mi ricordo chi una volta ha detto che l'atto della traduzione è sempre un atto di tradimento dell'opera originaria così com'è stata impostata dall' autore.
    Io però non sono tanto bravo con le lingue straniere e quindi mi adeguo a confrontare le varie edizioni.

    RispondiElimina
  2. @Nick: chiunque l'abbia detto ha pienamente ragione. Anch'io come te mi devo accontentare delle traduzioni.

    RispondiElimina
  3. Le traduzioni, o adattamenti per essere più precisi, sono sempre stati oggetto di dibattiti.
    A volte, come nel caso di "Io sono leggenda", ci si trova di fronte a scempi assurdi (ho tre versioni del libro e ognuna è diversa dalle altre due...)
    Mi è capitato di leggere in inglese, pochissimo in realtà, ma penso che sarebbe molto meglio e renderebbe più godibile tutta una fetta di narrativa che a noi arriva "riveduta".

    RispondiElimina
  4. Purtroppo, come molti, devo accontentarmi delle traduzioni perchè sono sempre stata una frana totale con le lingue. Ho fatto recentemente l'esperimento di confrontare due diverse edizioni di "Delitto e castigo"
    perchè ho scoperto per caso di possederne due copie. Almeno nel mio caso devo dire di non aver trovato differenze di traduzione che potessero stravolgere il senso di una frase. Probabilmente si tratta di un mio limite. Certo che leggere più traduzioi del medesimo libro è troppo anche per me. Complimenti a Nick per la costanza. Silvana

    RispondiElimina
  5. Io che di lavoro faccio (anche) il traduttore, posso confermare che un libro tradotto alla lettera di solito è illeggibile.

    RispondiElimina
  6. A proposito la mia copia de "I tre moschettiari" inizia così:
    Il primo lunedì d'aprile del 1625, la borgata di Meung, ove nacque l'autore del Roman de la Rose sembrava in preda a una vera rivoluzione, come se gli Ugonotti fossero venuti a farvi una seconda la Rochelle. Molti borghigiani vedendo correre le donne dalla parte della strada maestra, udendo i fanciulli gridare sul limitare delle porte.......Traduzione di Luca Premi. Silvana

    RispondiElimina
  7. @Narratone: Vero, la traduzione "tradisce" la vera l'essenza dell'opera. Leggere un testo in lingua originale sarebbe l'ideale ma occorrerebbe conoscere alla perfezione la lingua.
    Sono quasi arrivata al punto di preferire gli autori classici italiani almeno così non pendo dalle mani del traduttore.
    Ah dimenticavo! Ciao e benvenuto Narratore.

    RispondiElimina
  8. @Ivano: Sicuro di voler rivelare la tua vera identità di traduttore? Potresti essere insultato da qualcuno, in modo scherzoso ovviamente.

    RispondiElimina
  9. @Silvana: la letteratura russa mi manca. Tra i miei grandi classici preferiti c'è Orgoglio e pregiudizio che preferirei non confrontarlo con altre traduzioni. Ho paura di rimanere delusa. Meglio vivere nell'ignoranza in questo caso.

    Beh la traduzione di Luca Premi sembra un miscuglio delle due citate con l'aggiunta di ulteriori sfaccettature: usa gridare anziché strillare e borgata al posto di borgo e città.
    E pensi: ma quale nome avrà usato l'autore per definire Meung?
    Beata ignoranza!

    RispondiElimina
  10. Bel post! Il tema delle traduzioni è davvero interessante anche se spesso non ci si pensa. Delle due da te proposte preferisco la seconda perché usa un lessico più adatto all'epoca storica a cui si riferisce.
    Io ho avuto un problema simile dovendo scegliere un'edizione della "Repubblica" di Platone da studiare per l'università. Alcune versioni italiane erano molto più complesse di altre, ma in quel caso non potevo certo leggera in lingua originale, perché non avrei capito una parola!!!

    RispondiElimina
  11. ma lo sapete che Infinite Jest è stato tradotto da Edoardo Nesi? Cioè io non ce la faccio nemmeno a leggerlo e lui lo traduce... sono un'ameba.

    RispondiElimina
  12. Questo commento è stato eliminato dall'autore.

    RispondiElimina
  13. Scusa ma il post precedente mi si era incasinato in fase copia/incolla.
    Dicevo, Lisa, che in realtà quella di traduttore è una mia identità secondaria anche se un pò di pubblicità non guasta. La mia identità principe è di scrittore oltre che di teorico della scrittura sciamanica (vedi mio blog). [E a proposito di pubblicità (occulta) hai visto il mio nuovo post su Rilke?].

    RispondiElimina
  14. @Romina: grazie Romina. Anch'io preferisco la seconda traduzione. Complimenti per lo studio sul testo di Platone

    RispondiElimina
  15. @Hombre: non sapevo che Nesi facesse il traduttore. Beh, pensa se l'avesse tradotto Belen (mi rifaccio al tuo post), le fanno fare tutto! Poi Infinite Jest non parla anche di pubblicità, intrattenimento e teorie cinematografiche? Confesso: non l'ho letto ma ho chiesto aiuto a wikipedia

    RispondiElimina
  16. @Ivano: sì l'ho visto il tuo post ma essendo specifico e tecnico preferisco leggerlo con calma e commentare dopo.

    RispondiElimina
  17. Grazie per lo specifico e tecnico... adoro ogni volta che me lo dici (ognuno ha le sue perversioni).

    RispondiElimina
  18. mia cara calzetta-capo
    In questo momento tra le mani ho "ragione e sentimento" sempre della Austen. Che vorrà dire?
    Attendo fantasiose risposte.
    Rimanendo in tema.
    Conclusion de la conclusion in brodo ristreto (pseudo-veneto).
    Anche leggendo un libro nella lingua oroginale,pensando in italiano, dovrei sempre tradurlo . Sarebbe una traduzione di prima mano ma sempre una traduzione. Gli altri rintanati come noi nel rifugio cosa ne dicono? Che casinoooo!!!!!
    Silvana

    RispondiElimina
  19. Ovviamontre trattasi di originale non oroginale

    RispondiElimina
  20. @Silvana: Hai un libro della Austen? Lo voglio subito. Lo vedi che la legge di attrazione funziona, siamo sulla stessa linea cosmica.

    In effetti per quanto riguarda il discorso delle traduzioni, preferiamo i testi di autori italiani così non sbagliamo. Consiglio Cesare Pavese e Dino Buzzanti.

    RispondiElimina
  21. SCUSATE MI È SCAPPATA LA "N" - IL NOME CORRETTO È DINO BUZZATI. ORA MI ALZO E PICCHIO QUATTRO TESTATE CONTRO AL MURO DEL RIFUGIO!!!!

    RispondiElimina
  22. Se posso permettermi, Silvana ha proprio ragione! La differenza sostanziale è quella tra parlare una lingua e pensare in una lingua. Io posso parlare in inglese e capire chi mi parla (magari non al 100% ma ci posso provare) però sono rarissimi i casi in cui formulo un pensiero in inglese. In altre parole parlo inglese ma non sempre penso in inglese. Quindi se dovessi leggere un libro in inglese la mia mente tradurrebbe interi brani in italiano in modo automatico... Insomma... volevo chiarirti le idee invece mi sa che le ho confuse a tutti... Scusate!

    RispondiElimina
  23. @Cara calzetta-capo. Mi mancano circa duecento pagine, appena finito te lo manderò subitissimo tramite Cinzia . Silvana
    @Romina, Grazie. Perchè mai dovremmo scusarti? Abbiamo intavolato una bella discussione. Alla prossima. Silvana

    RispondiElimina
  24. @Romina: non fa un piega il tuo discorso. Concordo pienamente!

    @Silvana: Grazie Silvy. Ti devo avvisare però che i miei tempi di restituzione sono lunghi!

    RispondiElimina
  25. Ciao Lisa :)
    Ti leggo da un po'! :)
    Arrivata qui attraverso il blog di Orsa ti seguo da questo post! :)
    Ricordo perfettamente come questo fu il primo post letto!! :) Lo segnalai via mail ad una mia amica laureata in traduzione a Forlì esortandola a leggerlo poichè lo trovavo interessante!! :) Seguì il mio consiglio! :D

    Non ho mai commentato nulla, ma dopo il post 'Il mestiere di un blogger' ho pensato che ti facesse piacere essere a conoscenza che c'è un'altra persona che ti segue con interesse! :D

    Trovo favolosi i post sul linguaggio del corpo! :)

    Grazie per il tuo impegno nello scrivere il tuo blog alimentando la mia curiosità! :D

    RispondiElimina
  26. @Piedi Alati: Ciao! E benvenuta. Mi ha fatto molto piacere ricevere il tuo commento e sapere che mi leggi: mi dà una spinta in più per continuare con quell'entusiasmo che a volte, a causa dei numerosi impegni, va riducendosi!!!

    Grazie di cuore e spero di leggerti ancora.

    RispondiElimina