lunedì 20 febbraio 2012

Personaggi di altre culture


Salve Calzini,
questo guest post è stato scritto da Romina Tamerici, assidua frequentatrice del rifugio e cara amica.
p.s. Romina, ho lasciato al rifugio della cioccolata calda per te.




Il rifugio ormai è internazionale! Di certo ve ne sarete accorti. Lisa si è occupata dei gesti/gestacci e del loro significato nel mondo e di alcune abitudini diverse nelle varie parti del nostro magico e strambo pianeta.   
E io cosa c’entro? Bella domanda, dato che non sopporto viaggiare e non mi sono mai allontanata molto da casa… Comunque, vi ricordate il mio scorso guest post qui al rifugio sull’applicazione della comunicazionenon verbale nella scrittura?  Bene, questa volta vorrei fare una cosa simile, però, incentrata sugli elementi più antropologici e culturali della descrizione del comportamento di un personaggio.
Ovviamente senza alcuna pretesa di esaustività, voglio mostrarvi come la descrizione di un personaggio sia connotata anche a livello culturale e lo farò attraverso un esempio, sperando di riuscire a rendere il discorso meno contorto.

Chang stava per scendere dall’aereo. Marta lo sapeva e fissava il portellone con trepidante attesa. Lui era lì, finalmente, a pochi metri da lei, dentro quel mostro di metallo.
Era l’unico figlio di una povera famiglia contadina e non aveva mai lasciato la Cina, non era mai nemmeno uscito dal suo paesino, così lontano da Pechino e dalle altre grandi città metropolitane che era difficile accettare che su di essi gravasse la stessa legge e sventolasse la stessa bandiera.
Chang aveva affrontato quel lungo viaggio solo per vederla e questo faceva sentire Marta la persona più importante del mondo.
Il giovane scese dall’aereo e si buttò al collo della sua amica, la strinse in un forte abbraccio e…

Stop! Fine dei giochi… c’è qualcosa che non va, ve ne siete accorti? Torniamo al nostro caro Chang: nato in Cina, in una famiglia contadina e mai uscito dal suo paesino. Bene, in Cina, si tende a mantenere sempre una certa distanza tra le persone e, anche in caso di forti legami amicali o di parentela, difficilmente il contatto fisico è considerato accettabile in pubblico. Questo non significa che Chang non possa abbracciare la sua Marta… ci mancherebbe! Però è abbastanza incoerente con gli altri elementi della descrizione, quindi, se si vuole che ciò avvenga, forse bisognerebbe modificare un po’ la storia di Chang (es. farlo crescere in un contesto più metropolitano, farlo diventare qualcuno che ha viaggiato molto… sì, ma poi non sarebbe più il nostro Chang!). Conoscendo un minimo di usanze cinesi si può rendere la descrizione ancora più efficace e far percepire la distanza culturale tra i due personaggi quasi stridente con il loro forte legame di amicizia e per questo quasi magica.

Ripartiamo da poco prima dell’ultima frase e cerchiamo di essere un po’ meno etnocentrici…

[…] Questo la faceva sentire la persona più importante del mondo. Quando lo vide uscire dall’aereo, il suo cuore le sembrò scoppiare. Lui scese la scala in un tempo che a lei sembrò molto più lungo dell’eternità. Si guardava intorno un po’ disorientato, confuso dal vociare delle persone, da quelle parole che non capiva e lo preoccupavano. Marta cominciò ad avvicinarsi correndo per cercare di limitare quella lunghissima attesa. Chang invece continuava a rallentare e a pochi passi dalla sua cara amica si fermò quasi bruscamente. Lei allungò le braccia per stringerlo a sé, ma lui si ritrasse, evitandola. Marta si pietrificò e il suo volto si riempì di delusione, poi, d’improvviso si ricordò del suo lungo soggiorno in Cina e di come, lì, la sua espansività italiana non era mai stata ben accetta. Marta allora si avvicinò lentamente e sfiorò con le dita l’orecchio di Chang. Lui sorrise, senza nemmeno guardarla negli occhi. Erano di nuovo insieme, questa volta dall’altra parte del mondo.

Questa descrizione dell’incontro è più coerente con il personaggio e anche più interessante, secondo me. Questo non significa cadere in banali stereotipi, non fraintendetemi. Questo post vuole essere tutt’altro: un’apertura mentale al mondo. Non possiamo descrivere Katiuscia, Hanna, Miriam e Chang tutti nello stesso modo, ma non possiamo neanche renderli delle banali macchiette. Bisogna sapere quello che si sta facendo e provare e provare ancora. Anche questo mio brano d’esempio avrebbe bisogno di almeno quattro o cinque revisioni per diventare decente, ma così mi sembra rendere l’idea del concetto teorico che volevo esporre.

Ovviamente in un post non posso certo raccontarvi le usanze nel mondo per ogni occasione (anche perché non ne sarei in grado), ma con questo voglio quantomeno mettervi una pulce nell’orecchio, così quando parlerete di un personaggio lontano dalla vostra cultura cercherete di non ghettizzarlo ma nemmeno di incastrarlo dentro la vostra visione del mondo. Ci sono riuscita?

Rifletteteci su, io intanto ringrazio Lisa per avermi ospitata ancora… non viaggio volentieri ma qui al rifugio vengo sempre con piacere!




Romina Tamerici  autrice di "Voliamo Insieme con la Fantasia" e "La mia amica Clorinda", scrive poesie, racconti , favole per bambini e brevi romanzi. Alcune sue poesie sono state inserite in antologie di premi letterari nazionali.
Frequenta il secondo anno del corso di laurea di Scienze della Formazione Primaria e ama fare animazioni creative per bambini. Da luglio ha aperto anche un blog per parlare dei suoi libri e di scrittura in generale:
http://tamerici-romina.blogspot.com

15 commenti:

  1. Brava Romina, post davvero interessante.
    Sembra banale ma descrivere un personaggio che si comporta in modo incoerente con la quella che è la sua cultura, fa perdere credibilità al nostro racconto.
    Occorre sempre ricordare che NULLA SFUGGE AGLI OCCHI DEL LETTORE.

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    1. Grazie Lisa... Sei sempre troppo buona! Concordo sulla questione credibilità. "Nulla sfugge agli occhi del lettore" potrebbe essere un titolo di un libro, non ti pare? Un thriller in cui un lettore, analizzando i refusi presenti in un libro, scopre che il suo autore è in pericolo perché... no, non te lo dico! Ma cosa sto dicendo? Per giustificare almeno in parte la mia follia almeno uno tra scrittore o lettore dovrebbe appartenere a un'altra cultura. Ok, sto delirando... passo e chiudo!

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    2. Perché no? Un horror... però, ormai è risaputo che i miei racconti horror finiscono con il far ridere quindi...

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    3. Un racconto sul delirio e la follia! Così se fai ridere rimani in tema

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  2. Hai ragione, questo fa parte della documentazione, che dovrebbe includere anche gli usi e i costumi delle varie etnie, altrimenti la storia non è credibile.

    Non ci si pensa, secondo me, e si è portati a dare a tutti lo stesso comportamento, ossia quello che noi conosciamo in prima persona.

    Ottimo consiglio.

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    1. Questo è proprio il problema della visione etnocentrica. Siamo così immersi nel modo occidentale di percepire il mondo che lo consideriamo il solo possibile o, peggio, l'unico corretto e allora lo imponiamo agli altri... anche ai nostri personaggi. Non riconoscere l'altro nella sua identità è una forma di razzismo.
      Sono felice che il consiglio ti sia sembrato utile!

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  3. Anche io ritengo sia più facile dare ai nostri personaggi un comportamento coerente con la nostra visione del mondo! Il rischio di uniformità è dietro l'angolo. Alla fine, a quale scopo introdurre personaggi di culture diverse se poi di loro rimane solo un nome un po' esotico?

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    1. Spesso inseriamo un personaggio straniero perché funzionale alla vicenda che stiamo narrando, ma poco ci preoccupiamo della sua caratterizzazione e delle sue caratteristiche... quello che resta spesso è proprio solo un "nome esotico". Fingiamo di avere la mente aperta, ma i fatti spesso rivelano il contrario! Vogliamo mostrarci uomini e donne di mondo, ma poi vediamo la realtà solo dal nostro punto di vista. Questo è davvero triste...
      Grazie per i commenti!

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  4. Bene, faccio i miei complimenti sia a Romina per aver scritot questo bellissimo articolo che a te per averlo ospitato.
    Ciao.

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    1. @Nick: grazie a te Nick per essere passato. P.s. mi spiace ma la cioccolata l'ha finita tutta @Romina

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    2. Chiedo scusa... lo sapete che non so resistere a tutto ciò che contiene il cioccolato! La prossima volta ve ne lascio un po'...

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  5. Interessante post.La nostra Romina pone un problema reale. Descrivere un personaggio di etnia e cultura diverse dalla nostra impone allo scrittore il dovere di documentarsi il più possibile per non correre il rischio di fare del personaggio o una macchietta o una figura non vera. Brava Romina, ti meriti un maxi barattolo di Nutella, purtroppo solo virtuale. Silvana

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    1. Grazie, Silvana! Hai centrato in pieno il senso del post!
      Ho già mangiato tutta la cioccolata... basta dolci per oggi. Per il futuro sappi che non mi piace la Nutella (sì, è l'unica cosa "cioccolatosa" che non amo) preferisco la crema alle nocciole di una nota marca che non possono citare (Svizzero? No, è N***). Informazione inutile e non richiesta... Va beh, oggi mi mangio anche un po' di Nutella virtuale... tanto quella non fa ingrassare, no? Grazie per il commento!

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